30 Giugno 2017 · admin · Commenti disabilitati su Chirurgia robotica in urologia, ne parliamo con il prof. Vito Pansadoro
Chirurgia robotica in urologia, ne parliamo con il prof. Vito Pansadoro
Prof Pansadoro parliamo di chirurgia robotica, di che cosa si tratta?
La chirurgia robotica è una tecnica operatoria mini invasiva che permette al paziente di non provare dolore dopo l’intervento e al chirurgo di operare con precisione assoluta. Grazie alla precisione del robot Da Vinci® oggi siamo in grado di eliminare il tumore alla prostata o ai reni rispettando completamente le funzioni degli organi. Possiamo riassumere i vantaggi dell’utilizzo del robot in alcuni punti:
– alta definizione delle immagini (HD)
– recupero della visione 3D (dimensioni), che con la laparoscopia si perdeva
– visione stabile, perché l’ottica (telecamera) viene controllata da un braccio articolato
– movimenti di alta precisione, con una demoltiplica dei movimenti del chirurgo da 5 ad 1
– manualità del chirurgo non vincolata, grazie al fatto che l’estremità degli strumenti è del tutto snodabile
Qual è, a suo avviso, il maggiore beneficio della chirurgia robotica?
La visione in alta definizione, la tridimensionalità, ingrandimenti di 10-15 volte e una grande versatilità degli strumenti utilizzati, che permettono al chirurgo di ottenere risultati altrimenti impossibili con la classica chirurgia laparoscopica. Le faccio un esempio concreto: la visione in 3D permette di individuare con estrema precisione i fasci nervosi durante un intervento di prostatectomia radicale. Tutto ciò limita fortemente il rischio di impotenza nel paziente. Sempre nella prostatectomia, la possibilità di agire con precisione assoluta nella sutura, permette un’anastomosi ottimale, scongiurando l’incontinenza urinaria. Non è un caso che oggi oltre il 90% delle prostatectomie radicali negli Stati Uniti siano eseguite con l’aiuto del robot DaVinci®.
Quali interventi urologici possono essere eseguiti utilizzando il robot?
Come dicevo, l’intervento più frequente è la prostatectomia radicale, che rappresenta il 90% delle indicazioni. Ma oramai sono di routine la Cistectomia radicale, la pieloplastica per le ostruzioni congenite del Giunto pieloureterale, la chirurgia del prolasso urogenitale (promonto-fissazione), la nefrectomia ed in particolare gli interventi di chirurgia ricostruttiva. Purtroppo gli effetti collaterali per patologie a carico dell’apparato genito-urinario possono compromettere fortemente la qualità della vita: nella chirurgia robot-assistita considero riuscito un intervento quando il tumore è rimosso totalmente e il paziente mantiene continenza e potenza sessuale. Nelle migliori mani, la chirurgia robotica per il tumore della prostata è efficace e raggiunge questi obiettivi in oltre l’80% dei casi.
Quanto dura la convalescenza dopo l’intervento?
I pazienti in genere vengono dimessi dopo tre o quattro giorni dall’intervento. Il catetere viene utilizzato per circa 6 giorni, in rari casi si lascia un drenaggio per qualche giorno in più. I pazienti vengono invitati ad alzarsi dal letto la sera stessa dell’intervento e mangiano regolarmente dopo alcune ore dalla procedura. Il recupero a casa è piuttosto rapido e dura poche settimane.
Quante procedure robotiche ha eseguito la sua equipe in questi ultimi anni?
Ho avuto la fortuna di lavorare con il sistema Da Vinci prima negli Stati Uniti e poi in Italia. In questi anni ho eseguito molte centinaia di interventi robotici ed a breve pubblicheremo una casistica completa con tutti i dettagli. Per un paziente è importante conoscere l’esperienza e la competenza del proprio medico di riferimento e confrontare le varie possibilità di intervento.
Quanti interventi sono necessari per raggiungere una completa padronanza della tecnica?
Per ottenere buoni risultati dal punto di vista oncologico e funzionale sono necessari almeno 100 interventi, per questo la Fondazione Vincenzo Pansadoro promuove corsi di aggiornamento per giovani urologi e un congresso annuale dedicato alle tecniche chirurgiche più avanzate. E sono felice di annunciare che quest’anno il congresso Challenges in Laparoscopy & Robotics giunge alla decima edizione.
Quali sono le novità di questa edizione che, lo ricordiamo, si svolgerà a Pechino?
Innanzi tutto diciamo che il congresso di quest’anno è il primo evento ufficiale che promuove una stretta collaborazione tra urologi europei e cinesi. I colleghi dell’Estremo Oriente hanno una grande competenza nella chirurgia laparoscopica, in particolare nella via retroperitoneale. Al contrario i chirurghi europei utilizzano già da anni il robot Da Vinci. Avremo quindi modo di confrontare le varie tecniche. Infatti lo stesso intervento sarà eseguito in contemporanea con le diverse tecniche. Si parlerà di innovazione, eccellenza, e sviluppo delle tecniche mini invasive presenti e future. A questo proposito durante il congresso sarà possibile assistere a interventi, presentazioni, tavole rotonde con i più importanti chirurghi del mondo attivi nel campo della laparoscopia e della robotica.
Quale esperienza porta l’Italia a Pechino?
L’Italia è una nazione europea all’avanguardia, con circa 60 robot già installati e attivi. I colleghi cinesi, nei centri di eccellenza trattano circa il 90% dei casi con la chirurgia laparoscopica, e i robot in tutta la Cina non arrivano a 20. Lo scopo del Congresso di Pechino è essenzialmente un confronto tra le tecniche europee e quelle utilizzate in Cina. Durante il congresso in appena tre giornate verranno eseguiti ben 24 interventi, ad opera dei migliori chirurghi laparoscopisti europei e americani. Alcuni nomi tra i tanti: Prof. Urs Studer di Berna, Prof. Michael Marberger di Vienna, Prof. Antonio Alcaraz di Barcellona, Prof. Aldo Bocciardi di Milano, Prof. Inderbir Gill di Los Angeles, Prof. Markus Hohenfellner di Heidelberg, Prof. Vipul Patel di Orlando, Prof. Jens Uwe Stolzenburg di Lipsia ed infine anche il sottoscritto.
Si annunciano ulteriori sviluppi tecnologici nel campo della robotica chirurgica?
Ad oggi, non è più una pretesa assurda quella del malato oncologico di guarire ma soprattutto di venir curato nella maniera più dolce possibile, evitando interventi debilitanti e fortemente demolitivi. Questo è a mio parere il futuro della robotica in sala operatoria: innovazione e sviluppo per ottenere risultati clinici eccellenti, minor rischio di complicanze e recupero più rapido. Quello che posso affermare con certezza è che la Fondazione Vincenzo Pansadoro è, e resterà, un centro all’avanguardia nella pratica chirurgica e nella didattica, per offrire ai pazienti le tecniche più aggiornate, e ai medici una formazione sempre più qualificata.
Categories: Interviste